
A cura di Stefano Giurin — DNArt, agenzia SEO e AI dal 2001. Aggiornato a giugno 2026.
In sintesi. Analizzare il profilo di backlink significa misurare sei segnali — domini referenti, autorità del dominio, distribuzione delle anchor text, rapporto dofollow/nofollow, velocità di acquisizione e rilevanza tematica — con strumenti come Google Search Console (gratuito), Ahrefs, Semrush e Majestic. Lo scopo: proteggere i link che ti danno autorità, bonificare i tossici con rimozione o disavow, e individuare i divari rispetto ai competitor. Sotto trovi il processo in 5 passi che usiamo in DNArt.
Il tuo profilo di backlink è la somma di tutti i link che puntano al tuo sito. È anche uno dei fattori che Google pesa di più per decidere dove posizionarti. Eppure quasi nessuno lo guarda davvero: si costruiscono link alla cieca, senza sapere cosa si ha già in mano.
Perché analizzare il profilo prima di costruire
Aggiungere nuovi backlink senza un’analisi è come riempire un secchio bucato. Prima di costruire, devi sapere tre cose: cosa funziona già (i domini che ti portano autorità, da proteggere), cosa ti frena (link tossici o schemi innaturali) e dove sei scoperto rispetto a chi ti supera.
Le metriche che contano davvero
Dimentica il numero totale di backlink: è la metrica più ingannevole. Mille link da forum spam valgono meno di dieci link editoriali da testate di settore. Guarda invece queste sei.
Domini referenti
Quanti siti diversi ti linkano. Cinquanta link da cinquanta domini valgono molto più di cinquecento link dallo stesso sito. È il primo numero da tenere d’occhio.
Autorità del dominio
Domain Rating di Ahrefs, Authority Score di Semrush o Domain Authority di Moz: scale da 0 a 100 che stimano la forza di un dominio. Non sono metriche ufficiali di Google, ma sono ottimi indicatori relativi. Conta più chi ti linka del quanto.
Distribuzione delle anchor text
Le parole usate nei link. Un profilo naturale è dominato dalle anchor di brand e dagli URL nudi; quelle a corrispondenza esatta — la keyword secca che vuoi posizionare — devono restare una piccola minoranza. Quando diventano troppe sono il segnale di manipolazione più facile da intercettare: lo indicano le stesse linee guida di Google sul link spam.
Rapporto dofollow / nofollow
Un profilo 100% dofollow è innaturale. I siti reali raccolgono un mix: social, commenti, sponsorizzazioni. Un buon equilibrio rassicura Google sulla genuinità del profilo.
Velocità di acquisizione
Il ritmo con cui guadagni link. Picchi improvvisi — trecento link in una settimana dopo mesi piatti — gridano “comprati”. La crescita deve sembrare organica perché lo è.
Rilevanza tematica
Un link da un blog di cucina verso un’azienda B2B di software conta poco. Google valuta la coerenza tematica tra chi linka e chi è linkato.

Gli strumenti per leggere il profilo
Google Search Console — gratis, il punto di partenza
Nella sezione “Link” trovi i domini che ti linkano di più e le pagine più linkate, direttamente dalla fonte. È parziale — Google non mostra tutto — ma è gratis e attendibile.
Ahrefs
Il database di backlink più completo sul mercato. Site Explorer ti dà profilo completo, anchor, link nuovi e persi, Domain Rating.
Semrush
Backlink Analytics con un occhio in più sul Toxic Score, utile per isolare in fretta i link a rischio.
Majestic
Le sue due metriche — Trust Flow per la qualità e Citation Flow per la quantità — vanno lette insieme: un Citation Flow alto con Trust Flow basso è il classico profilo gonfiato di link scadenti.
| Strumento | Costo | Forza principale |
|---|---|---|
| Google Search Console | Gratuito | Dati ufficiali dei link, dalla fonte |
| Ahrefs | A pagamento | Database backlink più ampio; link persi e nuovi |
| Semrush | A pagamento | Toxic Score e integrazione con le keyword |
| Majestic | A pagamento | Trust Flow e Citation Flow per la qualità |
Il processo in 5 passi
Ecco come procediamo, in concreto, quando fotografiamo il profilo di un cliente.
- Esporta i dati da Google Search Console (la fonte ufficiale, gratuita) e da almeno uno strumento a pagamento, per coprire i link che Google non mostra.
- Misura i sei segnali e fissa i valori di partenza: ti servono come baseline per misurare i progressi nel tempo.
- Segmenta i link in tre gruppi: forti (da proteggere e replicare), neutri (da ignorare), tossici (da gestire).
- Agisci: chiedi la rimozione dei link nocivi, tieni nota delle fonti dei migliori, e usa il disavow solo come ultima risorsa.
- Confronta con i competitor e trasforma i divari in un piano di acquisizione concreto.
Sano o campanello d’allarme?
Segnali di un profilo sano
- Crescita graduale dei domini referenti.
- Anchor dominate dal brand.
- Mix dofollow/nofollow naturale.
- Link da siti coerenti per tema e con traffico reale.
Bandiere rosse
- Migliaia di link da pochissimi domini.
- Anchor a corrispondenza esatta ripetute centinaia di volte.
- Picchi di acquisizione improvvisi.
- Link da PBN, siti in lingue che non c’entrano, pagine deindicizzate.
Cosa fare con i link tossici
Trovati i link dannosi, hai due strade. La prima e migliore: chiedere la rimozione al webmaster. La seconda, solo se la prima fallisce e i link sono davvero nocivi: lo strumento di disavow di Google (documentazione ufficiale). Attenzione, è un bisturi, non un’accetta: disconoscere per errore link buoni fa più danni dei tossici stessi. Usalo solo con prove chiare di negative SEO o di un passato di link comprati.
Come lo facciamo in DNArt
Un dettaglio che salta quasi sempre nelle analisi fai-da-te: i domini referenti persi. Quando un cliente ci arriva con un calo di posizionamento, la prima cosa che guardiamo non sono i link nuovi, ma quelli spariti negli ultimi sei mesi. Spesso il problema è lì — un paio di domini autorevoli che hanno rimosso o cambiato un link — molto prima che nei contenuti. È un controllo da cinque minuti che quasi nessuno fa.
Dall’analisi all’azione
Un’analisi che resta in un foglio di calcolo non serve a niente. Proteggi i link migliori e replica quelle fonti, bonifica i tossici, e colma i divari studiando chi ti supera: è il passo successivo, l’analisi del profilo dei competitor. Poi costruisci con metodo seguendo la guida alla link building e digital PR. Se vuoi prima capire come nascono e si valutano i link, parti da cosa sono davvero i backlink.
Domande frequenti
Ogni quanto va analizzato il profilo di backlink?
Per la maggior parte dei siti, una volta a trimestre. Mensile se stai facendo link building attiva o sospetti un attacco di negative SEO.
Lo strumento di disavow serve ancora?
Raramente. Google ignora già da solo gran parte dei link spam. Usalo solo con prove di negative SEO o un passato di link comprati.
Quanti backlink servono per posizionarsi?
È la domanda sbagliata. Contano la qualità e il numero di domini referenti, non il totale dei link. Meglio venti link rilevanti che duemila spam.
Parliamoci
Hai 30 minuti il mercoledì o il giovedì?
Niente pitch. Niente PowerPoint. Una conversazione diretta su dove il tuo sito sta perdendo clienti — e cosa fare concretamente per invertire la rotta.
Mercoledì e giovedì sono i miei giorni per questo. I posti sono pochi.

Chi scrive
Sono Stefano Giurin, founder di DNArt (agenzia digitale dal 2001) e autore del libro SEO: La Guida Pratica di Base (2024). Nel digitale dal 1993, SEO dal 2013: ho seguito posizionamento e advisory per brand come Camper & Nicholsons, Samsung Bolivia, Farmacorp, Reflexmania ed Ego55, con risultati documentati (dal +35% di traffico organico al +300% su progetti costruiti quasi da zero). Sono co-fondatore della community Nomadi Digitali Italiani (qui la mia intervista). Il metodo che descrivo è quello che applico ogni giorno sui progetti reali.
Dicono di me
“Un professionista molto serio e preparato; ho apprezzato in particolare la sua capacità di spiegare problematiche e soluzioni in maniera chiara ed efficace.”
Karim Schneider — Founder, Viral Kindness Saigon (referenza su LinkedIn)
Altre referenze verificabili sul mio profilo LinkedIn e nella pagina dicono di noi.
