In sintesi. Il percorso di alfabetizzazione AI per studi professionali di DNArt è la misura chiesta dall’articolo 4 dell’AI Act resa dimostrabile: otto ore in presenza più un kit di quattro documenti intestati allo studio. L’articolo 4 (Regolamento UE 2024/1689) è in vigore dal 2 febbraio 2025 (art. 113, Reg. UE 2024/1689) e riguarda chiunque usi sistemi di intelligenza artificiale in ambito professionale. Non impone un corso certificato: impone un obbligo di mezzi, cioè misure proporzionate e dimostrabili. Questo percorso produce le due cose che servono davvero: le competenze e il fascicolo che le documenta. Otto ore in presenza, quattro documenti intestati allo studio, verifica a 30 giorni. Percorso completo 4.200 €, versione essenziale 1.600 € (IVA non dovuta).
Percorso di alfabetizzazione AI per studi professionali, erogato da DNArt. Pubblicato il 23 agosto 2026 · Ultimo aggiornamento 23 agosto 2026 · A cura di Stefano Giurin, fondatore di DNArt, agenzia attiva a Faenza dal 2001. Prezzi del listino DNArt in vigore dal 23 agosto 2026.
Cosa obbliga davvero la norma (e cosa no)
Il quadro normativo è cambiato in fretta e in giro circolano molte semplificazioni. Questi sono i quattro riferimenti che riguardano uno studio professionale, verificati sulle fonti primarie il 23 agosto 2026. Una parola prima di tutto: nel testo del regolamento lo studio è un deployer, cioè chi usa un sistema di AI sotto la propria autorità nell’esercizio dell’attività professionale — non chi lo sviluppa. Gli obblighi qui sotto sono quelli del deployer.
| Riferimento | Dal | Cosa impone |
|---|---|---|
| Art. 4 AI Act (Reg. UE 2024/1689) | 2 febbraio 2025 | Misure per un livello sufficiente di alfabetizzazione AI del personale e di chi opera per conto dello studio |
| Art. 99(7)(g) AI Act | 2 febbraio 2025 | Nessuna sanzione autonoma, ma la mancata alfabetizzazione pesa come aggravante sulle altre violazioni |
| Art. 13 L. 132/2025 | 10 ottobre 2025 | L’AI resta strumentale, il lavoro intellettuale prevalente, e il committente va informato in modo chiaro, semplice ed esaustivo |
| Bando tipo ANAC n. 2/2026 | 2026 | Per i servizi di architettura e ingegneria, dichiarazione esplicita sull’uso dell’AI nell’offerta tecnica e nell’esecuzione |
Dal 2 agosto 2026, termine fissato dall’art. 113 del Regolamento UE 2024/1689, l’AI Act è in piena applicazione: AgID è l’autorità di notifica, ACN quella di vigilanza di mercato, e sono operativi gli obblighi di trasparenza sulla marcatura dei contenuti generati. Il Digital Omnibus (Reg. UE 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026) conferma l’articolo 4 e ne ammorbidisce la formulazione — obbligo di mezzi, non di risultato — ma non lo cancella e non ne sposta la data.
Nessuna norma ti impone un corso certificato
Il punto va detto chiaro, perché in giro si legge il contrario: non esiste un obbligo di attestato, di monte ore minimo o di ente accreditato. Chi te lo vende, te lo vende male.
Quello che la legge chiede è un obbligo di mezzi: misure proporzionate al ruolo di ciascuno, e la capacità di dimostrarle se qualcuno le chiede. La differenza pratica è tutta qui — non ti serve un attestato da appendere, ti serve un fascicolo che regga davanti a un’autorità di vigilanza, a un committente o a un legale in caso di contestazione.
Un attestato dice che eri in aula. Un registro firmato, una policy datata e un log per commessa dicono che lo studio ha adottato una misura, quando, per chi e con quali limiti. Solo la seconda è opponibile.
Un secondo fronte va tenuto d’occhio, quello non ancora definitivo: gli schemi di decreto attuativo della L. 132/2025 sono stati approvati in esame preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 (fonte: comunicato del CdM di quella seduta) e portano l’alfabetizzazione AI dentro la formazione iniziale e continua, con sei mesi agli Ordini e ai Collegi per adeguare i regolamenti. È dai decreti attuativi che nascerà l’eventuale obbligo di crediti formativi. Al momento non è vigente, e chi lo racconta come già in vigore sta anticipando i tempi.
Il kit di conformità: quattro documenti, non un attestato
Il kit di conformità è la parte che trasforma una formazione in una misura dimostrabile. I quattro documenti sono intestati al tuo studio, consegnati al termine del percorso e tuoi da riutilizzare — anche con chi entra dopo.
- AI policy interna. Strumenti ammessi, attività consentite, usi vietati e regole sulla gestione dei dati dei committenti.
- Registro della formazione. Programma erogato, data e firme dei partecipanti, nel formato che usiamo nel nostro registro d’aula DNArt: è il documento minimo che rende la misura verificabile da terzi.
- Informativa ex art. 13. Testo pronto da allegare alla lettera d’incarico, scritto per rassicurare il committente invece di allarmarlo.
- Log d’uso per commessa. Modello di tracciatura di dove l’AI è intervenuta: serve alla difesa in caso di contestazione e alla dichiarazione ANAC.
Come è fatto il percorso
Otto ore in presenza, divise in due sessioni da quattro a una settimana di distanza (programma d’aula DNArt, versione del ventitré agosto 2026). La struttura segue i tre livelli — tecnico, giuridico e deontologico — che gli schemi di decreto attuativo indicano per la formazione dei professionisti: non è una scelta estetica, è ciò che rende il programma difendibile come misura ex art. 4.
Sessione 1 — Capire lo strumento
- Cos’è un LLM e perché sbaglia in modo prevedibile. Un modello linguistico non consulta una banca dati: genera la continuazione più probabile di un testo. Capito il meccanismo, le allucinazioni smettono di essere una sorpresa e diventano una cosa che sai quando aspettarti.
- Il prompt come specifica di progetto. Chiedere a un LLM somiglia più a scrivere un capitolato che a fare una domanda: contesto, vincoli, formato dell’output, criteri di accettazione.
- Il contesto batte la memoria. La regola che evita la quasi totalità dei disastri è non fidarsi mai di quello che il modello «sa», ma dargli i testi da leggere. Su regolamenti edilizi comunali, ordinanze e norme tecniche è la differenza fra uno strumento e una fonte di errori dall’aria sicura.
- Il panorama degli strumenti, senza tifoserie. Cosa distingue ChatGPT, Claude e Gemini nei compiti che fai tu, e cosa cambia fra versione gratuita e a pagamento sul piano della riservatezza. Ogni partecipante esce con una scelta motivata di due strumenti, non con una lista di venti.
- Laboratorio: un documento vero dello studio. Una relazione, un capitolato, una perizia — lavorati insieme dall’inizio alla fine. Il laboratorio è il momento in cui si capisce quali attività dello studio reggono e quali no.
Sessione 2 — Usarlo senza esporsi
- Cosa puoi delegare e cosa no: l’art. 13 in pratica. La legge dice che l’AI è strumentale e che il lavoro intellettuale deve restare prevalente. Quel principio va tradotto in una lista operativa, commessa per commessa.
- I dati dei committenti: cosa non entra mai in un prompt. Caricare un progetto riservato o dati personali in uno strumento consumer è un problema di GDPR prima ancora che di AI Act. Vediamo quali configurazioni escludono l’addestramento sui tuoi dati e quali categorie restano comunque fuori.
- Verificare e lasciare traccia. Un output non diventa una prestazione professionale finché non è stato controllato, e il controllo va documentato.
- Comunicarlo al committente senza spaventarlo. L’informativa ex art. 13 è un obbligo, ma è anche l’occasione per dire che il tuo processo è più controllato di quello di chi tace.
- Laboratorio: la policy dello studio, scritta da voi. Nell’ultima ora si mette per iscritto quali strumenti lo studio adotta, per quali attività, con quali divieti e chi verifica cosa. Esce dalla stanza firmata: non è un compito a casa.
Dai nostri dati d’aula. Nel nostro registro d’aula DNArt il format da otto ore risulta erogato finora in quattro contesti diversi: abbiamo formato il Gruppo Atomix il 5 giugno 2026, su un campione di tredici partecipanti in una giornata da otto ore, gli insegnanti di un liceo grafico sull’AI dentro la suite Adobe, un’aula al CefF di Faenza e alcuni professionisti senior in percorsi individuali. Il programma che leggi qui, versione del 23 agosto 2026, nasce da quelle aule e lo riscriviamo dopo ogni edizione.
Il limite di dodici partecipanti non è una scelta commerciale: nelle otto ore ogni persona lavora su un proprio documento e la seconda sessione parte dai suoi risultati, quindi sopra quel numero il laboratorio individuale non chiude nei tempi e degrada a dimostrazione. Per lo stesso motivo la versione essenziale da tre ore, che il laboratorio non lo prevede, non ha un limite di posti equivalente.
La settimana fra la prima e la seconda sessione non è un caso: serve a provare gli strumenti sul lavoro vero, così la seconda sessione parte dai risultati dei partecipanti e non dagli esempi del docente. Nel percorso completo è prevista una verifica a 30 giorni, un’ora da remoto, per sistemare quello che nel frattempo si è inceppato.
Due formati e quanto costano
| Percorso completo | Versione essenziale | |
|---|---|---|
| Prezzo | 4.200 € (IVA non dovuta) | 1.600 € (IVA non dovuta) |
| Ore in presenza | 8, in due sessioni da quattro | 3, in una sessione |
| Partecipanti | Fino a 12, soci e collaboratori | Soci e chi già usa questi strumenti |
| Kit di conformità | Completo, intestato allo studio | Completo, identico |
| Laboratorio sui tuoi documenti | Sì, in entrambe le sessioni | No |
| Verifica a 30 giorni | Sì, un’ora da remoto | No |
Fonte dei numeri qui sopra: listino e programma d’aula DNArt, versione del 23 agosto 2026. Abbiamo portato questo format in quattro aule diverse, e i formati sono quelli che ne sono usciti. Trenta minuti bastano per capire quale delle due colonne è la tua: prenota una call.
Te lo dico prima, così scegli sapendo cosa lasci fuori: la versione essenziale copre l’adempimento e ti mette al riparo, ma non cambia il modo in cui lavorate. Senza laboratorio le competenze non si sedimentano. Se l’obiettivo è solo avere il fascicolo in ordine è una scelta legittima; se è smettere di perdere tempo su attività che l’AI farebbe meglio, non lo è.
Condizioni del listino DNArt in vigore dal 23 agosto 2026: 50% alla conferma dell’incarico, 50% entro 30 giorni dalla seconda sessione. Avvio entro due settimane dalla conferma, in date concordate. La sede è il tuo studio; per studi in Romagna non ci sono costi di trasferta, fuori zona si concordano prima. Servono due o tre documenti reali da usare in laboratorio, scelti da te e anche in forma anonimizzata.
Se il quadro è chiaro e vuoi capire cosa serve al tuo studio, prenota 30 minuti: ti dico cosa manca e quale dei due formati ha senso, anche se la risposta è nessuno dei due.
Per chi è, e per chi non è
È per te se guidi uno studio professionale — architetti, ingegneri, consulenti, studi tecnici — dove qualcuno sta già usando ChatGPT o simili, magari senza che sia stato deciso niente; se partecipi a gare pubbliche e dovrai firmare la dichiarazione ANAC sull’uso dell’AI; se hai collaboratori esterni, che l’art. 4 copre esattamente come i dipendenti.
Non è per te se cerchi un attestato da esibire senza cambiare nulla nel modo di lavorare: quello non lo produco, e come hai letto sopra non è nemmeno ciò che la norma chiede. E non è un corso di prompt engineering avanzato: se il tuo obiettivo è portare gli LLM dentro processi di produzione, il percorso giusto è Prompt Engineering e GPT Custom.
Chi lo eroga
Sono Stefano Giurin, fondatore di DNArt. Il percorso professionale, verificabile sul profilo LinkedIn: comunicazione dal 1994 come art director, DNArt attiva a Faenza dal 2001, SEO dal 2008, modelli linguistici dal lancio del primo ChatGPT nel novembre 2022. da allora insegno prompt engineering e costruzione di assistenti AI su misura. Sono autore di SEO: La Guida Pratica di Base, pubblicato nel 2024 (Amazon, ASIN B0CRBZ1MRT) e il profilo professionale completo è su LinkedIn. Il lavoro che faccio è raccontato anche fuori da qui: l’intervista su NDi.life è una fonte terza che si può leggere e verificare.
Corsi AI erogati in aula, dati del registro d’aula DNArt: Gruppo Atomix, percorso su prompt engineering e GPT custom, in azienda il 5 giugno 2026, otto ore e tredici partecipanti; insegnanti di liceo grafico, AI dentro la suite Adobe; CefF Faenza; più percorsi individuali con professionisti senior. Il programma tecnico di quelle giornate è la pagina Prompt Engineering e GPT Custom. Non è formazione teorica: si lavora sui tuoi documenti.
Metodo e fonti
Il quadro normativo di questa pagina è stato verificato il 23 agosto 2026 leggendo i testi originali, non riassunti di terzi: Regolamento UE 2024/1689 (artt. 4 e 99), Regolamento UE 2026/1744 (Digital Omnibus), Legge 132/2025 (art. 13), Circolare del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) n. 343 del 9 ottobre 2025, Bando tipo ANAC n. 2/2026, schemi di decreto attuativo approvati in esame preliminare dal CdM il 10 giugno 2026. Dove una norma non è ancora definitiva, in pagina è scritto che non lo è. Se il quadro cambia, questa pagina viene aggiornata.
Domande frequenti
L’AI Act mi obbliga a far fare un corso certificato ai miei collaboratori?
R: No. L’art. 4 chiede misure per un livello sufficiente di alfabetizzazione AI, proporzionate al ruolo di ciascuno. Non nomina attestati, monte ore o enti accreditati. Conta poter dimostrare la misura adottata: da qui il registro firmato, la policy e il log d’uso.
Cosa rischio se non faccio niente?
R: L’art. 4 non ha una sanzione autonoma. Però l’art. 99(7)(g) rende la mancata alfabetizzazione una circostanza aggravante nel calcolo delle sanzioni per altre violazioni. E sul piano professionale pesa l’art. 13 della L. 132/2025, che rileva su piano deontologico, contrattuale e civilistico: se un committente contesta il lavoro e non riesci a mostrare come e dove hai usato l’AI, la posizione è debole.
Vale anche per i collaboratori esterni e i consulenti?
R: Sì. L’art. 4 del Regolamento UE 2024/1689 parla di personale e di chi opera per conto del deployer: la formula include collaboratori a partita IVA e consulenti esterni. Per questo il percorso completo è aperto fino a dodici persone fra soci e collaboratori.
Serve anche se nello studio l’AI la usa solo una persona?
R: Sì, e in quel caso di solito serve di più. Un uso non dichiarato e non regolato è il caso peggiore: nessuno sa quali dati sono usciti dallo studio né su quali elaborati l’AI è intervenuta. La versione essenziale da tre ore nasce esattamente per questa situazione.
Quanto tempo serve per mettersi in regola?
R: L’avvio è entro due settimane dalla conferma (condizioni di listino DNArt, 23 agosto 2026). Con il percorso completo il fascicolo è chiuso alla fine della seconda sessione, quindi circa tre settimane dalla firma. Con la versione essenziale, in una giornata.
Il corso è valido per i crediti formativi professionali?
R: No, e nessuno oggi può prometterteli su questa materia: gli schemi di decreto attuativo della L. 132/2025 approvati in esame preliminare il 10 giugno 2026 non sono ancora definitivi, e gli Ordini avranno sei mesi dall’entrata in vigore per adeguare i regolamenti. Quando il quadro CFP esisterà, sarà una cosa diversa da questo percorso, che nasce come misura ex art. 4 e non come corso accreditato.
Partiamo da mezz’ora di chiarezza
Prima di un preventivo serve capire dove sei: chi nello studio usa già questi strumenti, su quali attività, e cosa dovresti poter dichiarare in gara. Prenota 30 minuti e ne parliamo, oppure scrivimi a info@dnart.it se preferisci prima chiarire un punto.
Se invece stai valutando l’AI sul piano degli strumenti e non degli obblighi, guarda i sistemi AI per il B2B e la consulenza sugli agenti AI. Sul lato normativo, l’inquadramento generale per le PMI è in AI Act 2026 e obblighi di trasparenza.
Pagina pubblicata il 23 agosto 2026 e aggiornata il 23 agosto 2026. Prezzi, formato e kit di conformità sono quelli del listino DNArt in vigore alla stessa data; il quadro normativo è verificato sulle fonti primarie citate sopra e viene rivisto a ogni modifica rilevante.

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