DNArtDNArt

SEO > AI > AUTOMAZIONI

  • Sistemi AI
    • Prodotti
      • OREN
      • P9
      • Viola di Vino
    • Lead Generation AI: costi e ROI
    • Automazione processi B2B
    • Cold Email AI per B2B
    • Tutti gli articoli AI
  • SEO
    • consulenza Seo
    • Il Tuo Profilo di Backlink
    • Link Building e Digital PR
    • SEO Copywriting
    • Analisi dei Competitor
    • Parole Chiave Vincenti
    • Guida Completa all’Audit SEO
    • Il ROI del SEO
    • Consulenza SEO Professionale – Guida Completa
    • Local SEO
    • Servizio di Posizionamento
    • SEO per eCommerce
  • Formazione
    • Alfabetizzazione AI
    • Prompt Engineering e GPT custom
    • Tutti i corsi
  • Blog
    • Tutti gli articoli
    • AI per B2B
    • SEO
    • Marketing
    • Strumenti AI
  • Dicono di noi
    • Dicono di Noi
    • Chi Siamo
    • Contatti
  • Per Agenzie
  • Listino
  • Prenota una call
You are here: Home / Blog / Aggiornamenti algoritmo Google: come funzionano e cosa fare

Aggiornamenti algoritmo Google: come funzionano e cosa fare

13/09/2026 by Stefano Giurin

Un aggiornamento dell’algoritmo di Google è una modifica ai sistemi di ranking che cambia l’ordine dei risultati senza che tu abbia toccato il sito. Google ne rilascia due tipi con nome proprio: i core update, che ricalibrano il modo in cui l’intero indice viene valutato, e gli spam update, che applicano le policy anti-spam a pratiche precise. Nel 2026, secondo il Google Search Status Dashboard, gli aggiornamenti confermati e datati sono stati cinque: tre spam update (gennaio, 24 giugno, 18 agosto) e due core update (21 maggio, 12-13 agosto), tutte e cinque date della stessa fonte.

La differenza conta più di quanto sembri. Dopo un core update non c’è niente da rimuovere per tornare indietro: non sei stato punito, sei stato rivalutato. Dopo uno spam update sì, e la cosa da rimuovere è scritta nelle spam policy ufficiali di Google. Confondere i due casi è il motivo per cui la maggior parte degli interventi post-update non produce nessun risultato.

In sintesi

  • Un core update non è una penalizzazione: è una ricalibrazione di come Google valuta l’intero indice.
  • Uno spam update applica le spam policy: colpisce pratiche identificabili e documentate.
  • Secondo la documentazione Google, un rollout dura tipicamente 2-4 settimane per i core update e 2-5 giorni per gli spam update: prima della fine i dati non si leggono.
  • Prima di riscrivere i contenuti, controlla cosa la pagina dichiara di sé. Su un campione di 90 contenuti pubblicati — tutti quelli di dnart.it, non un sottoinsieme — solo 26 dichiarano la data di pubblicazione nel testo che un lettore legge, mentre 75 la dichiarano nei dati strutturati.
  • Ogni sistema di misura ha un margine di errore. Dai nostri dati, misurando tre volte lo stesso identico testo con il nostro valutatore interno abbiamo ottenuto 80, 78 e 81: sotto i 3 punti non c’è nessun segnale da interpretare.
Stefano Giurin — SEO Strategist e founder di DNArt. Nel digitale dal 1994, SEO dal 2008, DNArt dal 2001 — dati verificabili sul profilo pubblico.
Credenziali e percorso dell’autore: chi è Stefano Giurin, su dnart.it · editore: DNArt, www.dnart.it
Pubblicato il 13 settembre 2026 · Aggiornato il 13 settembre 2026 · Tempo di lettura: ~15 min

Che cos’è davvero un aggiornamento dell’algoritmo

Google modifica i sistemi di ranking in continuazione. La quasi totalità di queste modifiche non ha un nome, non viene annunciata e non si nota. Quelle che si notano ricadono in tre famiglie.

Core update

Sono ricalibrazioni generali, rilasciate alcune volte l’anno e annunciate sul Google Search Status Dashboard. Cambiano il peso relativo dei segnali di qualità su tutto l’indice. Nella sua documentazione sui core update Google è esplicita su un punto: una pagina che perde posizioni dopo un core update non ha violato niente. È stata valutata con un metro diverso, spesso perché un’altra pagina è stata valutata meglio.

Spam update

Applicano le spam policy ufficiali di Google. Negli spam update la logica è opposta: c’è una pratica identificata, quella pratica viene colpita, e se smetti di usarla puoi recuperare. Secondo il Search Status Dashboard, nel 2026 Google ne ha rilasciati tre, più di quanti ne avesse rilasciati in tutto il 2025.

Aggiornamenti di sistema specifici

Reviews system, helpful content, sistemi di ranking per le notizie: agiscono su un sottoinsieme di query o di tipologie di pagina. Se il tuo sito non rientra in quel sottoinsieme, non ti riguardano, anche quando la SERP intorno a te si muove.

La quarta categoria: la volatilità ordinaria

Non è un update ma viene scambiata per tale. Le SERP si muovono ogni giorno anche senza nessun rilascio. Un tool che segnala “alta volatilità” sta misurando quanto si muove un campione di keyword scelto da chi ha costruito il tool, non sta confermando un aggiornamento e quasi mai quel campione è il tuo.

Gli aggiornamenti Google del 2026, in ordine

Questa è la cronologia degli aggiornamenti confermati, con le date di inizio rollout dichiarate da Google. Ogni riga riporta la fonte da cui la data è verificabile.

Aggiornamenti Google confermati nel 2026 — fonte primaria: Google Search Status Dashboard.
AggiornamentoTipoInizio rolloutDurataFonte della data
January 2026 Spam UpdateSpamGennaio 2026Pochi giorniGoogle Search Status Dashboard (fonte ufficiale)
May 2026 Core UpdateCore21 maggio 2026Circa 2 settimaneGoogle Search Status Dashboard (fonte ufficiale)
June 2026 Spam UpdateSpam24 giugno 20262 giorni, fino al 26 giugnoGoogle Search Status Dashboard (fonte ufficiale)
August 2026 Core UpdateCore12-13 agosto 20262-4 settimaneGoogle Search Status Dashboard (fonte ufficiale), Search Engine Roundtable
August 2026 Spam UpdateSpam18 agosto 2026Circa 5 giorniGoogle Search Status Dashboard (fonte ufficiale)

I due update di agosto si sono sovrapposti

Secondo il Search Status Dashboard il core update è partito il 12-13 agosto 2026 e lo spam update il 18 agosto 2026, quando il primo era ancora in rollout. Chi ha visto il traffico muoversi in quella finestra non ha modo di attribuire il movimento a uno dei due, e qualunque intervento “mirato” deciso in quei giorni era mirato a caso.

Il core update di agosto ha spostato il peso sull’intento

Dalle oscillazioni del 12-13 agosto 2026 riportate da Search Engine Roundtable emerge che il baricentro si è spostato verso l’intento più che verso le keyword, con un peso maggiore ai segnali di engagement e, per le query “come fare”, ai contenuti video. È il motivo per cui pagine ben ottimizzate sulla keyword esatta hanno perso posizioni a favore di pagine che rispondevano meglio alla domanda sottostante.

I documenti interni trapelati

Non sono un aggiornamento, ma spiegano molti aggiornamenti. I documenti interni di Google trapelati nel 2024 descrivono segnali usati nel ranking — dati di clic, un fattore assimilabile all’autorità di dominio, un periodo di sandbox per i siti nuovi — a lungo negati pubblicamente. Non sono istruzioni operative, ma sono l’unico sguardo diretto su cosa il sistema misura davvero.

Come capire se un update ti ha colpito (e quando non è successo niente)

Errore 1: misurare durante il rollout

Secondo la documentazione Google un core update dura 2-4 settimane. Durante il rollout le posizioni oscillano in entrambe le direzioni e, secondo quanto Google stessa avverte nella sua documentazione sui core update, una perdita al giorno 4 può essere un guadagno al giorno 20. Aspetta che Google dichiari il rollout completato sul Search Status Dashboard, poi misura.

Errore 2: non conoscere il margine di errore della propria misura

Qui posso essere concreto con un dato nostro. Per valutare i contenuti di dnart.it usiamo un nostro sistema interno di scoring, che assegna a ogni pezzo un punteggio da 0 a 100 su dieci indicatori. Il 13 settembre 2026 abbiamo sottoposto a quel sistema lo stesso identico testo per tre volte, senza cambiare un carattere. I punteggi restituiti dal nostro sistema sono stati 80, 78 e 81.

Tre misure nostre sullo stesso input, secondo il valutatore interno: 3 punti di escursione. Il punto non è che il sistema sia inaffidabile: il punto è che qualunque strumento di misura ha un rumore di fondo, e se non lo conosci scambi il rumore per un segnale. Vale identico per i tuoi dati di Search Console: una variazione del 2-3% sui clic settimanali, su un sito che ne fa poche centinaia, è indistinguibile dalla normale oscillazione. Se avessimo letto solo le prime due misure della nostra serie avremmo concluso che una modifica aveva peggiorato la pagina di 2 punti, e avremmo annullato un intervento corretto.

La regola operativa che ne abbiamo ricavato, e che applichiamo prima di toccare qualsiasi cosa: misura almeno tre volte, e considera un segnale solo ciò che supera il tuo margine di errore.

Cosa guardare, in ordine, a rollout finito

  1. Confronta 28 giorni contro 28 giorni nel report Prestazioni di Search Console, non 7 contro 7: le finestre corte amplificano l’oscillazione tipica del rollout.
  2. Scendi a livello di query e di pagina. Un calo distribuito uniformemente su tutto il sito di solito non è un update. Un calo concentrato su un gruppo di pagine con una caratteristica in comune lo è quasi sempre.
  3. Controlla le impressioni prima dei clic. Impressioni stabili e clic in calo indicano che sei ancora posizionato ma qualcosa sopra di te sta intercettando il clic, tipicamente una AI Overview di Google. È un problema diverso da una perdita di posizioni e si risolve diversamente.
  4. Verifica che le pagine colpite siano indicizzate. Capita più spesso di quanto si creda che la causa del calo non sia l’update ma un problema tecnico coincidente.

Il controllo che quasi nessuno fa: cosa dichiara la tua pagina di sé

Quando un core update rivaluta la qualità, una parte del giudizio riguarda chi ha scritto la pagina e se questo è verificabile da fuori. Una classe di difetti che abbiamo trovato sul nostro stesso sito resta invisibile finché non la cerchi.

I dati: 90 contenuti misurati, uno per uno

Il 13 settembre 2026 abbiamo analizzato tutti i 90 contenuti pubblicati di dnart.it — 58 articoli e 32 pagine, non un campione — misurando tre cose su ciascuno: quanti numeri contiene il testo visibile, quanti di quei numeri hanno una fonte o un metodo entro 140 caratteri, e se autore e data sono dichiarati nel testo oltre che nei dati strutturati.

Il risultato sulle fonti è il più severo. Su 5.072 numeri presenti nel testo visibile dei 90 contenuti, solo 1.651 avevano una fonte o un metodo accanto: il 33%. Nella stessa rilevazione la mediana per singolo contenuto è ancora più bassa: 26%. Quarantotto contenuti su 88 stanno sotto il 30% di numeri con fonte. Sempre nella nostra misura, sessantuno stanno sotto il 50% e solo dieci superano il 70%.

Tradotto: due terzi dei numeri che pubblichiamo non sono citabili in sicurezza da un motore generativo, perché nulla nel testo dice da dove vengono. Non è un problema di verità — i numeri erano corretti — è un problema di verificabilità, e per un sistema automatico le due cose coincidono.

I dati: autore e data dichiarati due volte, in modo diverso

Sulla stessa base di 90 contenuti misurati da noi il 13 settembre 2026: 75 dichiarano l’autore nei dati strutturati, e oggi 80 lo dichiarano anche nel testo visibile. Nella stessa rilevazione del 13 settembre 2026 solo 26 contenuti su 90 dichiarano la data di pubblicazione nel testo che un lettore legge, contro i 75 che la dichiarano nel markup. Un LLM che legge la pagina renderizzata non ha modo di datare tre quarti dei nostri contenuti.

Fino al mattino del 13 settembre 2026 la stessa rilevazione mostrava un difetto più grave: 58 articoli stampavano nel codice della pagina lo slug di login dell’utenza WordPress — stringhe tipo giurins-dnart — nell’attributo che indica al motore chi è l’autore, mentre nei dati strutturati della stessa identica pagina l’autore risultava “Stefano Giurin”. Due risposte diverse alla stessa domanda, sulla stessa pagina.

L’effetto misurato della correzione è stato netto. Su uno degli articoli abbiamo valutato lo stesso contenuto prima e dopo aver reso l’autore visibile e coerente nel testo: l’indicatore di esperienza e affidabilità è passato da 38 a 72 su 100, e il punteggio complessivo del pezzo da 63 a 73. Non abbiamo cambiato una virgola dell’argomentazione: abbiamo solo fatto in modo che la pagina dichiarasse la stessa cosa in tutti i punti in cui la dichiarava.

Nello stesso passaggio la nostra analisi ha trovato un difetto dello stesso tipo ma isolato: 1 contenuto su 90 aveva il titolo principale con gli accenti corrotti (“Perche e cosi difficile” al posto di “Perché è così difficile”), e non si vedeva in SERP perché il titolo dedicato alla ricerca era corretto. Il titolo rotto compariva quattro volte nella pagina, a partire dall’H1.

La lezione operativa

Prima di riscrivere i contenuti dopo un update, verifica che la pagina non stia contraddicendo sé stessa. Autore nel testo visibile e autore nei dati strutturati devono coincidere. Data dichiarata e data nel markup devono coincidere. Ogni affermazione presente nei dati strutturati deve trovare riscontro nel testo che un lettore legge. È un lavoro di mezza giornata, si misura, e non richiede di produrre una riga di contenuto nuovo.

Il protocollo in quattro passi dopo un aggiornamento

1. Non fare niente per due settimane

Mentre il rollout è in corso ogni intervento è una variabile in più in un esperimento che non puoi leggere. L’unica eccezione sono i bug tecnici reali: pagine in 404, noindex accidentali, sitemap rotte.

2. Classifica il calo

Segmenta le pagine che hanno perso e cerca la caratteristica comune: tipologia (articoli contro pagine servizio), età, autore dichiarato, presenza di dati primari, densità di link interni. Se la caratteristica comune non esiste, quasi sempre non è un update: è stagionalità o è rumore. Se la segmentazione non ti dice niente, il passo successivo è un audit SEO completo.

3. Correggi prima le contraddizioni, poi i contenuti

Nell’ordine: coerenza fra testo visibile e dati strutturati, autore verificabile, date, fonti citate accanto ai numeri che usi. Sono correzioni deterministiche, reversibili e misurabili. La riscrittura dei contenuti viene dopo, perché costa dieci volte tanto e produce un risultato che si legge solo dopo mesi.

4. Riscrivi in funzione dell’intento, non della keyword

Dopo il core update di agosto 2026 questo è il punto che pesa di più: la domanda a cui la pagina risponde deve essere la stessa domanda che l’utente si sta facendo, anche quando le parole non coincidono. Se la query è “come fare X” e i primi risultati sono video, come Google ha osservato per le query how-to dopo l’update di agosto 2026, una pagina di sole 1.500 parole di testo non vince cambiando i sottotitoli.

Hai un calo che non riesci a classificare?
I quattro passi qui sopra sono la sequenza che applichiamo noi. Se preferisci non farlo da solo, guardiamo insieme il report Prestazioni di Search Console e ti diciamo se il calo coincide con un aggiornamento datato o se è un’altra cosa. Scrivici e porta con te l’intervallo di date in cui hai visto il calo.

Gli errori che vediamo più spesso

  • Disconoscere il contenuto AI in blocco. Secondo le spam policy di Google un contenuto non viene colpito perché è stato prodotto con un modello linguistico: viene colpita la produzione di massa senza revisione e senza valore aggiunto. Il confine è la revisione umana sostanziale, non lo strumento.
  • Cancellare pagine in massa dopo un core update. Rimuovere non è la leva dei core update, che secondo la documentazione Google non sono penalizzazioni. Su uno spam update può esserlo, se le pagine violano davvero una policy.
  • Leggere 7 giorni contro 7 nel report Prestazioni di Search Console. Finestra troppo corta rispetto al rumore di fondo: conclusione sbagliata quasi garantita.
  • Cambiare tutto insieme. Se intervieni su cinque cose e il traffico si muove, non sai quale delle cinque ha funzionato e non puoi replicarla.
  • Inseguire ogni segnalazione di volatilità. I tool di monitoraggio misurano un campione di keyword che quasi mai coincide con il tuo.

Domande frequenti sugli aggiornamenti dell’algoritmo Google

Quanto dura un core update di Google?

Tipicamente da 2 a 4 settimane dall’annuncio di inizio rollout sul Search Status Dashboard. Gli spam update sono molto più rapidi: secondo il Search Status Dashboard quello di giugno 2026 si è completato in 2 giorni e quello di agosto 2026 in circa 5.

Quanti aggiornamenti ha rilasciato Google nel 2026?

Secondo il Google Search Status Dashboard gli aggiornamenti confermati e datati nel 2026 sono cinque: tre spam update (gennaio, 24 giugno, 18 agosto) e due core update (21 maggio, 12-13 agosto), date della stessa fonte ufficiale. A questi si aggiungono decine di modifiche minori mai annunciate.

Come faccio a sapere se ho subito una penalizzazione o un core update?

Una penalizzazione manuale compare come avviso nella sezione Azioni manuali di Search Console. Se quella sezione è vuota, non sei stato penalizzato manualmente: stai vedendo l’effetto di un aggiornamento algoritmico, e non c’è nulla da revocare.

Dopo quanto tempo si recupera da un core update?

Non prima del core update successivo, nella maggior parte dei casi: la rivalutazione avviene quando il sistema viene ricalibrato di nuovo. L’attesa del ciclo successivo rende ancora più importante non sprecare la finestra intermedia con interventi non misurabili.

Un contenuto scritto con l’AI viene penalizzato?

No, non per il fatto di essere stato generato. Le spam policy di Google colpiscono la produzione automatizzata su larga scala fatta per manipolare il ranking. Un contenuto rivisto, verificato e arricchito da una persona non rientra in quella definizione.

Devo intervenire mentre il rollout è in corso?

Solo su problemi tecnici oggettivi. Qualsiasi altra modifica introduce una variabile che ti impedirà di interpretare i dati quando il rollout sarà finito.

Metodo e fonti

Fonti esterne. Le date di inizio rollout e la classificazione degli aggiornamenti provengono dal Google Search Status Dashboard, l’unico registro ufficiale degli aggiornamenti confermati. I criteri anti-spam citati sono quelli delle spam policy di Google Search. Le indicazioni su cosa fare dopo un core update provengono dalla documentazione Google sui core update. Le oscillazioni del 12-13 agosto 2026 sono state riportate da Search Engine Roundtable.

Metodo della misura interna. I dati su dnart.it sono stati raccolti il 13 settembre 2026 leggendo via API tutti i contenuti con stato “pubblicato” del sito: 90 contenuti, 58 articoli e 32 pagine. Per ciascuno abbiamo estratto il testo visibile (rimuovendo markup, script e commenti), contato le occorrenze numeriche e verificato la presenza di un riferimento a una fonte o a un metodo entro 140 caratteri dal numero. Autore e data sono stati cercati separatamente nel testo visibile e nei dati strutturati, per poterli confrontare. Le valutazioni di contenuto citate (80/78/81 sullo stesso testo, e 38→72 sull’indicatore di esperienza) provengono dal nostro sistema interno di scoring, applicato agli stessi contenuti prima e dopo gli interventi descritti.

Limiti dichiarati. La misura riguarda un solo sito, il nostro, e non è un campione rappresentativo del web italiano: serve a mostrare un metodo replicabile e l’ordine di grandezza di un difetto, non a stimare una media di settore. Il conteggio delle fonti è automatico e approssima per eccesso, perché considera valida qualunque menzione di fonte entro la finestra, anche quando si riferisce a un altro numero vicino.

Dove andare da qui

Se cerchi il dettaglio di un aggiornamento specifico, i pezzi dedicati sono questi: core update di maggio 2026, core update di agosto 2026, spam update di agosto 2026 e il report sui documenti interni trapelati.

Se invece il problema non è un update ma il fatto che il traffico se ne va prima ancora di arrivare sul sito, il tema è un altro e si chiama visibilità nei motori generativi: SEO per l’AI: farsi trovare e citare dai motori generativi e AI Overview di Google: come comparire come fonte.

Vuoi sapere se un aggiornamento ti ha davvero colpito?

In una call di 30 minuti guardiamo insieme il tuo report Prestazioni di Search Console su una finestra di 28 giorni contro 28, ti dico se quello che vedi supera il margine di errore dei tuoi dati o è rumore, e quali due o tre correzioni hanno senso nel tuo caso prima di riscrivere qualsiasi cosa. Esci dalla call con l’elenco scritto. Senza impegno e senza costo.

Prenota la call di 30 minuti

Filed Under: Blog, SEO

DNArt

SEO · AI · Automazioni

  • seo Specialist
  • chi siamo
  • social manager
  • social media
  • Copywriting
  • Contatti
  • Privacy Policy

© 2026 DNArt — Strumenti di Comunicazione · Dal 2001