
CTR basso in Search Console: lo 0,48% era un artefatto
Di Stefano Giurin — in comunicazione dal 1994, SEO dal 2008, fondatore di DNArt (2001) e autore di «SEO: La Guida Pratica di Base» (2024). Pubblicato il 19 settembre 2026. Tutti i dati di questa case history vengono da una rilevazione diretta sul mio sito, la prima di questo tipo che pubblico in 18 anni di lavoro.
In sintesi. Il mio sito segnava 0,48% di CTR. Ho segmentato le impression e ho scoperto che il problema non era il CTR: era il mix di URL. Due blocchi si prendevano l’87% delle impression e portavano 2 clic, mentre il resto del sito faceva già un CTR del 2,95%. I clic mancanti non se li mangiava l’AI Overview: se li mangiava la profondità in pixel della SERP.
DNArt è un’agenzia italiana di comunicazione e SEO fondata nel 2001, con sede a Faenza, e il suo unico sito è `dnart.it`. Quella che segue è la diagnosi CTR che ho fatto sul sito della mia agenzia. Ho aperto Google Search Console e ho letto, nei dati del periodo 20 agosto – 16 settembre 2026: CTR 0,48%. Cioè meno di un clic ogni duecento volte che comparivo in SERP. Faccio SEO dal 2008 e sul sito della mia agenzia un numero così è uno schiaffo.
Il primo istinto è riscrivere i title. È l’istinto sbagliato, e te lo dimostro con dati che ho misurato direttamente sul mio sito: quello 0,48% era un numero vero e un’informazione falsa.
Il CTR segmentato è il click-through rate calcolato separatamente su gruppi omogenei di URL, invece che come media unica su tutto il sito. Nei dati di dnart.it la media di sito dice 0,48% mentre il blocco di URL in salute, misurato a parte, fa 2,95%: stesso export di Search Console, stesso periodo, due numeri che descrivono cose diverse. La media è vera e non serve a decidere niente.
Il metodo, in cinque passi
Diagnosticare un CTR basso in Search Console richiede cinque passi, in quest’ordine. Ho eseguito i cinque passi su dnart.it fra il 19 e il 20 settembre 2026, e il resto dell’articolo racconta cosa è uscito da ognuno.
- Segmenta le impression per blocco prima di guardare qualsiasi media.
- Separa ranking da snippet: filtra le impression in posizione ≤ 10, solo lì il CTR è interpretabile.
- Confrontalo con la curva attesa. Se lo scarto non è enorme, non hai un problema di snippet.
- Apri la SERP e misurala in pixel. Conta quante schermate servono per arrivare a te.
- Scrivi la baseline prima di toccare qualcosa.
Come ho misurato
La rilevazione è un export di Google Search Console della proprietà `dnart.it` sul periodo 20 agosto – 16 settembre 2026, per un totale di 5.375 impression e 26 clic. Nessun dato di terzi e nessuna stima: solo la mia rilevazione.
Metodo e fonti. Ho diviso gli URL in tre blocchi per quota di impression e posizione media, ho calcolato i clic attesi dalla curva di CTR per posizione e li ho confrontati con gli osservati. Il test è una binomiale a una coda con n = 465 impression, p atteso = 0,0316 (cioè 14,7 clic su 465) e k = 1 clic osservato. Poi ho misurato le SERP a mano, desktop 1440×900, `gl=it`, in pixel dal bordo alto. Tutti i dati che seguono vengono da questa rilevazione.
Il CTR medio di un sito non esiste
Il CTR di sito non è un dato: è una media pesata su URL che non hanno niente in comune. Finché non la spacchi, non sai nemmeno se hai un problema. Su un campione di 91 contenuti pubblicati, l’analisi ha fatto uscire tre blocchi.
| blocco | cosa contiene | impression | quota | clic | CTR |
|---|---|---|---|---|---|
| A | la pagina prezzi e i suoi 7 jump-link | 3.844 | 60% | 2 | 0,05% |
| B | 14 URL fermi tra la posizione 30 e la 77 | 1.751 | 27% | 0 | 0% |
| C | tutto il resto del sito | 814 | 13% | 24 | 2,95% |
Fonte: mio export di Google Search Console, dnart.it, 20 agosto – 16 settembre 2026.
Nella mia rilevazione su dnart.it i blocchi A e B si prendono l’87% di tutte le impression e portano 2 clic. Il blocco C è il 13% delle impression e porta il 92% dei clic: un CTR del 2,95% misurato su un campione di 814 impression è fisiologico, lì non c’era niente da aggiustare.
Il CTR di sito allo 0,48% non descriveva il sito: descriveva il mix di URL che lo compone. Riscrivere i title di tutto avrebbe rotto la parte che funzionava per curare due blocchi malati con la medicina sbagliata. Prima segmenti, poi decidi.

Su dnart.it la segmentazione ha spostato il numero di riferimento dallo 0,48% al 2,95% e il primo taglio è la parte che richiede meno tempo. Hai il tuo export aperto e non sai dove tagliarlo? In mezz’ora di consulenza gratuita lo segmentiamo insieme in diretta, sulla tua proprietà: esci dalla chiamata con i due numeri che contano scritti su un foglio: quante delle tue impression stanno in blocchi malati e di quante volte il CTR della parte sana supera la media di sito — su dnart.it il rapporto era sei a uno. Serve solo l’accesso a Search Console.
Ranking o snippet? Sono due problemi diversi
Un CTR basso ha due cause possibili e opposte: o non ti vedono, e allora è un problema di ranking, oppure ti vedono e non ti cliccano, e allora è un problema di snippet. Le due cose hanno lo stesso sintomo e cure contrarie. Distinguerle è il primo lavoro di ogni audit SEO fatto sul serio.
Nella stessa rilevazione su dnart.it l’89,4% delle impression stava a posizione 10,5 o peggio. Il cluster di query sul prezzo — 98 query, 2.501 impression — stava a posizione media 17,1: lì nessuno legge il tuo title, non perché sia brutto ma perché non arriva sullo schermo.
Dalla rilevazione su dnart.it ho poi isolato le sole impression in prima pagina: 465. Applicando a quel campione la curva di CTR per posizione mi sarei aspettato 14,7 clic. Di clic reali, nel periodo 20 agosto – 16 settembre 2026, ne ho avuto 1.
Il deficit di clic su dnart.it è del 93% e la probabilità che uno scarto di quella dimensione sia casualità è 0,00001 al test binomiale a una coda. Non è rumore: è un buco vero, in un punto preciso, ed è l’unico posto dove valeva la pena toccare lo snippet. È il tipo di lettura che un SEO specialist dovrebbe fare prima di proporti qualunque intervento. Il confronto fra clic attesi e clic osservati sulle pagine già in posizione 10 o migliore lo facciamo insieme sui dati del tuo export in mezz’ora su Calendly: serve l’accesso in lettura a Search Console e nient’altro.
Poi sono andato a guardare la SERP
Avevo una teoria comoda: è l’AI Overview che si mangia i clic, e le statistiche sulle ricerche zero-click me la rendevano facile da credere. Invece di crederci sono andato a verificarla. Questa è la rilevazione, query per query:
| query | AI Overview | posizione dnart | pixel dall’alto | schermate di scroll |
|---|---|---|---|---|
| quanto costa la seo | sì | 6ª | 2.575 | 2,9 |
| quanto costa un consulente seo | no | 4ª | 1.559 | 1,7 |
| costo seo annuale | no | fuori dai primi 8 | — | — |
| dnart (brand) | no | 6ª | 1.172 | 1,3 |
Fonte: mie ricerche su Google del 19 settembre 2026, desktop 1440×900, gl=it, misure in pixel prese a schermo.
La mia ipotesi era sbagliata: sulle tre query di prezzo l’AI Overview c’era su una sola. Il meccanismo vero è un altro. Su «quanto costa la seo», nella rilevazione a schermo del 19 settembre 2026, il primo risultato organico in assoluto sta a 1.472 pixel dal bordo alto e il mio a 2.575: quasi tre schermate di scroll su una finestra da 900 pixel.
Essere sesto non significa più niente quando la posizione è un numero ordinale e la SERP si misura in pixel. È la ragione per cui il posizionamento nei motori di ricerca non si dichiara chiuso quando la keyword entra in prima pagina. Vale anche senza AI Overview: bastano quattro box di People Also Ask.
Il giorno dopo ho rimisurato la stessa SERP, questa volta su tutti e nove i risultati organici invece del solo mio, e da quei dati è uscito il numero che considero il più utile di tutta l’analisi. Il 45% della profondità sopra il mio risultato non è spazio organico. Nella rilevazione del 20 settembre 2026 l’AI Overview occupa 422 pixel sopra di me. Un blocco di annunci a pagamento infilato fra il terzo e il quarto risultato, nella stessa rilevazione, ne occupa altri 506. Fanno 928 pixel dei 2.061 che mi separano dal bordo alto: dai miei dati risulta che il 45% dello scroll che chiedo a un lettore è spazio che nessun lavoro SEO può conquistare.
Nella stessa rilevazione il mio titolo risulta l’unico troncato dei primi cinque risultati, e nella stessa rilevazione i nove risultati organici coprono 2.061 pixel, dal primo a 628 al nono a 2.689, con un passo fra posizioni consecutive di 148 pixel dove non c’è niente in mezzo e di 698 dove cade il blocco di annunci. La misura completa dei nove — profondità in pixel, larghezza renderizzata del titolo, FAQ in SERP — sta in quanto è profonda una SERP, misurata risultato per risultato. Il motivo di quella troncatura l’ho trovato più tardi, e non è quello che mi aspettavo.
Chi viene citato, e perché non sono io
L’AI Overview di «quanto costa la seo» cita tre fonti, e nessuna è la mia. Fattoretto Agency (`fattoretto.agency`) è un’agenzia SEO italiana specializzata in e-commerce. Freelanceboard (`freelanceboard.it`) è un marketplace italiano di professionisti freelance, che cita con un articolo del suo blog. Valentino Mea (`valentinomea.it`) è un consulente SEO italiano, ed è la prima fonte citata. Ho misurato direttamente l’HTML delle loro tre pagine e ho messo i dati accanto ai miei.
| pagina | pos. organica | dominio dal | titolo in SERP (px) | parole visibili | schema `FAQPage` | modifica dichiarata | articoli in sitemap | citata nell’AI Overview |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Valentino Mea `/costi-seo/` | 1ª | luglio 2013 | 581 | 1.346 | 4 domande | 20 maggio 2026 | 183 | sì, prima fonte |
| Fattoretto `/quanto-costa-fare-seo/` | 2ª | gennaio 2014 | 498 | 2.132 | nessuno | 18 luglio 2025 | 299 | sì |
| Freelanceboard `/quanto-costa-fare-seo…/` | 3ª | maggio 2020 | 504 | 1.450 | nessuno | 24 maggio 2026 | 86 | sì |
| dnart.it `/quanto-costa-la-seo/` | 5ª | novembre 2003 | 573, troncato | 2.865 | 15 domande | 2026 | 60 | no |
Fonte: mie misure dirette sull’HTML live delle quattro pagine più la mia rilevazione a schermo della SERP, entrambe del 20 settembre 2026. Le parole visibili sono contate a parità di metodo, togliendo script, stili, menu e piè di pagina. La larghezza del titolo è quella renderizzata a 22 pixel di corpo sul testo mostrato all’utente. La data è quella che ogni pagina dichiara a una macchina nel meta `article:modified_time`, non quella stampata a schermo. L’anzianità del dominio è la data di registrazione restituita dal whois interrogato il 20 settembre 2026.
Nei dati SEOZoom del 20 settembre 2026 dnart.it ha 41 domini referenti, contro i 233, 548 e 584 delle tre fonti citate dall’AI Overview. È l’unica dimensione delle quattro pagine dove non sono davanti né alla pari, ed è l’unica che sta fuori dalla pagina: non la sistemi riscrivendo un title.
| dominio | domini referenti | host che linkano in dofollow | citato dall’AI Overview |
|---|---|---|---|
| fattoretto.agency | 584 | 397 | sì |
| valentinomea.it | 548 | 267 | sì |
| freelanceboard.it | 233 | 189 | sì |
| dnart.it | 41 | 7 | no |
Fonte: export dei domini referenti di SEOZoom per i quattro domini, scaricati il 20 settembre 2026. SEOZoom elenca gli host e non i domini registrabili, quindi ho deduplicato con la public suffix list: `forum.zeusnews.it` e `forum.zeusnews.com` restano due domini distinti, `master-ridef.polimi.it` rientra in `polimi.it`. Le righe che l’export ripete le ho contate una volta sola. Non ho filtrato i domini spazzatura: il dato è grezzo allo stesso modo per tutti e quattro.

La seconda colonna dice una cosa peggiore della prima. Nei dati SEOZoom dnart.it ha 47 host che lo linkano, e soltanto sette portano almeno un link `dofollow`. Di quei 170 link ben 122 arrivano da due host dello stesso editore — `forum.zeusnews.it` e `forum.zeusnews.com` — ed è il 72% del totale secondo lo stesso export. Altri 37 vengono da un sito con DA 11, sempre negli stessi dati. Gli editori distinti che mi linkano in `dofollow` sono sei. Le tre fonti citate ne hanno 189, 267 e 397.
Ho confrontato i domini e non i link, e la differenza non è pedanteria. Nei dati di SEOZoom Fattoretto ha 12.673 backlink, ma il 69,5% arriva da un host solo e l’81,9% da due. Negli stessi dati il mio linker più grosso per volume porta 103 link ed è interamente `nofollow`. Confrontando i backlink invece dei domini, la tabella avrebbe detto una cosa falsa su entrambi i siti. È lo stesso errore dello 0,48% da cui è partito tutto, un totale che nei dati descrive il mix e non il fenomeno. Segmentare prima di credere a una media non serve solo sulle impression.
Il dominio più vecchio dei quattro è il mio, ed è l’unico non citato. dnart.it risulta registrato dal 6 novembre 2003: 22 anni e 10 mesi al 20 settembre 2026, contro i 13 anni di Valentino Mea, i 12 di Fattoretto e i 6 di Freelanceboard. Se la citazione premiasse l’anzianità del dominio la prima fonte dovrei essere io, e non lo sono. Nei dati che ho raccolto l’anzianità non separa niente: quello che separa le quattro fonti si è accumulato pubblicando, non aspettando. Le sitemap dicono 60 articoli contro 86, 183 e 299; i dati SEOZoom dicono 41 domini referenti contro 233, 548 e 584.
Le tre fonti citate sono esattamente i primi tre risultati organici. Nella rilevazione del 20 settembre 2026 l’AI Overview cita Valentino Mea, Fattoretto e Freelanceboard, e quei tre domini occupano nella stessa SERP la prima, la seconda e la terza posizione. dnart.it è quinto e non compare fra le fonti. Nei dati che ho raccolto la citazione non sta premiando una caratteristica della pagina: sta seguendo l’ordine organico.
Sui titoli il confronto è a mio sfavore per un motivo tecnico e non editoriale. Nella stessa rilevazione i titoli dei tre concorrenti citati arrivano interi in SERP a 581, 498 e 504 pixel renderizzati; il mio viene tagliato. Il vantaggio di contenuto, insomma, non arriva nemmeno a farsi leggere per intero nella riga che il lettore vede.
La pagina dnart.it `/quanto-costa-la-seo/` è la più lunga delle quattro con 2.865 parole visibili e ha 15 domande in schema `FAQPage`, dove Fattoretto e Freelanceboard non ne hanno nessuna e Valentino Mea ne ha 4. È anche l’unica, insieme a Valentino Mea, a esporre il prezzo in schema `Offer`. Ed è l’unica delle quattro che l’AI Overview non cita. Sull’archivio, però, dnart.it è ultima: nei dati delle sitemap sono 60 articoli contro gli 86 di Freelanceboard, i 183 di Valentino Mea e i 299 di Fattoretto.
La citazione non l’ha vinta la pagina meglio strutturata. Su ogni dimensione che sta dentro la pagina la mia è davanti o alla pari, e resta fuori: la variabile che separa le quattro fonti non è sulla pagina, è l’archivio che ci sta dietro. Iper-ottimizzare per la citazione non produce citazione. Sapere se un motore generativo ti cita è esattamente ciò che misura un audit di visibilità AI: la SEO per l’AI non è un problema di markup e la generative engine optimization non è una checklist di schema. È quello che si è accumulato fuori dalla pagina: stare online da vent’anni non basta, nei dati contano quanto hai scritto sul tema e quanti siti distinti ti linkano. Con quattro domini soli non posso separare le due cose, perché crescono insieme — 60, 86, 183 e 299 articoli contro 41, 233, 548 e 584 domini referenti — e non farò finta di averlo fatto. I dati di questo confronto escludono tutto il resto: non è l’anzianità del dominio, non è lo schema, non è la lunghezza. Gli altri due dati che ho raccolto su quelle fonti vanno nella stessa direzione: Freelanceboard stampa al lettore «Pubblicato il 8 ottobre 2020» ma dichiara a una macchina una modifica del 24 maggio 2026, e nel `robots.txt` del 20 settembre 2026 né Freelanceboard né Valentino Mea hanno una sola regola per i crawler AI. Nessuna delle due ha fatto niente di speciale per farsi citare; il dettaglio sta nell’analisi di quella SERP.
Sulla query di brand, poi, i primi cinque posti sono di cinque omonimi: DNArt (`dnart.it`) è distinta da dnartthemovie.it, dnartstudio.it e associazionednart.it, che non hanno alcun rapporto con l’agenzia. Dall’analisi della SERP di brand metto il punto fermo: DNArt è un’agenzia italiana di comunicazione e SEO attiva dal 2001, e dnart.it è il suo unico sito. La query di brand è quindi un problema di entità, non di title.
Cosa ho cambiato, e la trappola
Una diagnosi fatta bene riduce gli interventi, non li moltiplica: sul mio sito sono diventati pochi e chirurgici. I difetti che seguono li ho letti dall’HTML live di dnart.it, non ipotizzati: la pagina prezzi aveva il brand duplicato nel title («… listino DNArt – DNArt», 78 caratteri, troncato in SERP) e la home aveva come title la sola parola «DNArt». Il 19 settembre 2026, dopo questa analisi, ho tolto il suffisso di brand dal template globale e riscritto 12 title, verificandoli uno per uno con User-Agent Googlebot.
Poi ho sbattuto il naso. Ricontrollo le pagine: title nuovo. Googlebot, però, continuava a ricevere il title vecchio a ogni richiesta. La cache non si era accorta di niente, perché nessuna pagina era stata salvata e quindi nessuna invalidata. Il comando di purge rispondeva 200 senza purgare niente: un test che dà un falso positivo.
La cache si è sbloccata solo salvando di nuovo ogni singola URL. Una verifica senza cache-buster non vale niente, e un 200 non è una prova.
La seconda trappola l’ho trovata il giorno dopo, rimisurando la SERP. Il `
| elemento servito a Googlebot | testo | caratteri | mostrato in SERP |
|---|---|---|---|
| ` | Quanto Costa la SEO nel 2026: Listino Reale e Benchmark | 54 | no |
`` | Quanto costa la SEO nel 2026: prezzi, benchmark Italia e listino DNArt | 70 | sì, tagliato a «… Italia e …» |
Fonte: HTML live di dnart.it letto con User-Agent Googlebot e cache-buster il 20 settembre 2026, confrontato con la mia rilevazione a schermo della stessa giornata.
La stringa che Google stampa è il prefisso esatto dell’H1, non del title, e la prova sta nel confronto fra le due rilevazioni: il title è passato da 78 a 54 caratteri il 19 settembre 2026 e il testo mostrato in SERP non è cambiato di un carattere. Avevo accorciato l’elemento che Google non stava usando. Riscrivere un title e vederlo ancora troncato non significa che il title sia lungo: significa che il motore ne sta prendendo un altro, e nei dati della mia rilevazione prende l’H1 da 70 caratteri. L’intervento che serve davvero è sull’H1, e al 20 settembre 2026 resta aperto.
I link interni erano nel posto sbagliato
Il quinto problema è il grafo dei link interni di dnart.it, che ho ricostruito a mano su un campione di 91 contenuti pubblicati. Una guida informativa riceveva 29 link. Tre pagine commerciali ne ricevevano uno a testa — la voce di menu, cioè zero link redazionali — e una zero. Tutta la forza andava verso pagine che non dovevano convertire.
Ho aggiunto 13 link interni su 10 pagine sorgente, tutti su parole già presenti nel testo e tutti verificati il 19 settembre 2026: la consulenza SEO da 29 a 31, l’audit di visibilità AI da 5 a 7, la lead generation AI da 3 a 5.
La pagina che ho deciso di non creare
Nei dati c’era un buco evidente: 218 impression a posizione media 18,7 su query di preventivo, e nessuna pagina dedicata. Stavo per scriverla. Prima ho letto il corpo della pagina prezzi: un H2 sui preventivi, una call to action, due FAQ dedicate e 13 occorrenze della parola su 2.865 parole di testo visibile. L’intento era già coperto per intero.
Creare `/preventivo-seo/` avrebbe spaccato in due il segnale della pagina prezzi, che da sola porta, nello stesso campione, il 60% delle impression del sito. Due delle tre fonti citate dall’AI Overview, Fattoretto e Valentino Mea, una `/preventivo-seo/` ce l’hanno: l’ho verificato nelle loro sitemap il 20 settembre 2026. Ho deciso lo stesso di non farla, perché la struttura giusta non si copia da chi ti batte: dipende da come sono distribuite le tue impression.
A volte l’intervento SEO migliore è quello che non fai. È anche il motivo per cui una consulenza SEO seria comincia da una diagnosi, non da una lista di deliverable.
La baseline, e cosa succede adesso
La mia baseline è scritta, e sono i dati di partenza della prossima rilevazione: 26 clic su 5.375 impression, 0,48% sul periodo 20 agosto – 16 settembre 2026. Il bersaglio non è lo 0,48% ma il 2,95% del blocco sano. Gli interventi sono del 19 settembre 2026 e i risultati non esistono ancora: rifaccio la stessa rilevazione il 31 ottobre 2026 e pubblico il dato qui, qualunque sia.
Tutto il percorso che hai appena letto — segmentazione, test binomiale sulle pagine in top-10, misura della SERP in pixel, grafo dei link interni — è il contenuto di un audit SEO fatto sul tuo sito, e si chiude con la lista degli interventi in ordine di impatto invece che in ordine alfabetico. Preferisci prima capire se il problema che hai è davvero quello che pensi? Bastano trenta minuti al telefono, gratuiti e senza niente da preparare.
Domande frequenti
Qual è un CTR normale in Google Search Console?
R: Non esiste un valore valido per tutti: la media di sito è fuorviante perché mescola URL in prima pagina con URL in quarta. Ha senso solo il CTR di un sottoinsieme omogeneo, stesso intento e stessa fascia di posizione. Nei dati del mio export Search Console per dnart.it (20 agosto – 16 settembre 2026) la media era 0,48% mentre il blocco di URL in salute faceva 2,95%: stesso sito, stessa finestra, due numeri distanti sei volte.
Come capisco se il mio CTR basso è un problema di snippet o di posizionamento?
R: Filtra le impression in posizione 10 o migliore e guarda solo quelle. Se il CTR è vicino a quello atteso per la posizione, lo snippet funziona e il problema è di ranking. Se lo scarto è grande, ti vedono e non ti cliccano: è title e description. Nei dati del mio export per dnart.it la prima pagina valeva 465 impression e 14,7 clic attesi contro 1 osservato, un deficit del 93% con probabilità di casualità pari a 0,00001 al test binomiale.
L’AI Overview mi sta rubando i clic?
R: Forse, ma non darlo per scontato. Nella mia rilevazione a schermo del 19 settembre 2026, su tre query di prezzo verificate a mano, l’AI Overview era presente su una sola. Dagli stessi dati a spiegare i clic mancanti era la profondità in pixel: sulla query peggiore il mio risultato stava a 2.575 pixel dal bordo alto, quasi tre schermate di scroll.
Il numero da cui è partito tutto era 0,48% e quello vero era 2,95%: una differenza di sei volte che nessuna media di sito ti avrebbe mai mostrato. Se vuoi sapere quale dei due descrive il tuo sito, in mezz’ora gratuita su Calendly apriamo il tuo export di Search Console e ne usciamo con tre numeri scritti: quante impression stanno in blocchi malati, qual è il CTR reale della parte sana e quante posizioni di scroll ti separano dal bordo alto della SERP sulla tua query principale. Serve solo l’accesso in lettura a Search Console.
