
Quanto è profonda una SERP: 9 risultati in pixel
Di Stefano Giurin — in comunicazione dal 1994, SEO dal 2008, fondatore di DNArt (2001) e autore di «SEO: La Guida Pratica di Base» (2024). Pubblicato il 20 settembre 2026. I dati di questa pagina vengono da una rilevazione a schermo fatta da me, la prima misura di questo tipo che pubblico in 18 anni di lavoro.
In sintesi. La profondità di un risultato in SERP è la distanza in pixel fra il bordo alto della pagina e il primo pixel del risultato, ed è una misura diversa dalla posizione ordinale. Il 20 settembre 2026 ho misurato la profondità di tutti e nove i risultati organici della SERP italiana di «quanto costa la seo»: nei dati della rilevazione stanno fra 628 e 2.689 pixel, mentre le posizioni vanno da 1 a 9. Nella stessa rilevazione il 45% della profondità sopra il quinto risultato non è spazio organico, e una posizione guadagnata vale 148 pixel oppure 698 a seconda di dove cade.
La posizione in SERP è un numero ordinale: dice chi viene prima, non a che altezza si trova. DNArt è un’agenzia italiana di comunicazione e SEO fondata nel 2001, con sede a Faenza, e nella rilevazione che segue il suo sito `dnart.it` è il quinto risultato organico di una query commerciale. Quinto suona vicino. Nei dati misurati sono 2.061 pixel di scroll, cioè poco più di due schermate intere su una finestra alta 900 pixel.
La misura che segue è la parte strumentale di una case history più ampia, la diagnosi del CTR di dnart.it: in quei dati di Search Console la media di sito diceva 0,48% mentre il blocco di URL in salute faceva 2,95% e serviva capire dove finissero i clic mancanti. Il metodo e i numeri stanno qui per intero, perché si riusano su qualunque query.
Il metodo, in quattro passi
Misurare la profondità di una SERP richiede quattro passi e nessuno strumento a pagamento. Ho eseguito questi quattro passi il 20 settembre 2026 e il resto della pagina riporta cosa è uscito.
- Fissa la finestra a una dimensione nota e non toccarla più: senza una larghezza fissa nessuna misura è confrontabile.
- Misura la distanza in pixel dal bordo alto del documento al titolo di ogni risultato organico, dal primo all’ultimo.
- Misura la larghezza renderizzata di ogni titolo, sul testo che l’utente vede davvero, non sul `
` del sorgente. - Annota cosa c’è in mezzo e quanto è alto: AI Overview, annunci, caroselli, People Also Ask.
Come ho misurato
La rilevazione è del 20 settembre 2026 su `google.it`, query «quanto costa la seo», desktop 1440×900, `gl=it` e `hl=it`, sessione pulita e senza personalizzazione. Ho misurato tutti e nove i risultati organici presenti in pagina. I pixel sono contati dal bordo alto del documento al titolo di ogni risultato; la larghezza del titolo è quella renderizzata a 22 pixel di corpo, misurata sul testo effettivamente mostrato all’utente. Nessun dato di terze parti e nessuna stima.
I nove risultati, uno per uno

Nella rilevazione del 20 settembre 2026 i nove risultati organici coprono un intervallo di 2.061 pixel, dal primo all’ultimo.
| pos. | dominio | pixel dall’alto | schermate | titolo (px) | troncato | FAQ in SERP | citato dall’AI Overview |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | valentinomea.it | 628 | 0,7 | 581 | no | no | sì, prima fonte |
| 2 | fattoretto.agency | 1.067 | 1,2 | 498 | no | no | sì |
| 3 | freelanceboard.it | 1.215 | 1,4 | 504 | no | sì | sì |
| 4 | netstrategy.it | 1.913 | 2,1 | 445 | no | no | no |
| 5 | dnart.it | 2.061 | 2,3 | 573 | sì | sì | no |
| 6 | chefstudio.it | 2.245 | 2,5 | 231 | no | no | no |
| 7 | isoladicomunicazione.com | 2.393 | 2,7 | 421 | no | no | no |
| 8 | unidformazione.com | 2.541 | 2,8 | 571 | sì | no | no |
| 9 | digitalsalad.it | 2.689 | 3,0 | 609 | no | no | no |
Fonte: mia rilevazione a schermo del 20 settembre 2026 su google.it, desktop 1440×900, gl=it e hl=it.
Le tre fonti citate dall’AI Overview sono esattamente i primi tre risultati organici. Nella rilevazione del 20 settembre 2026 il blocco generativo cita valentinomea.it, fattoretto.agency e freelanceboard.it, e quei tre domini occupano nella stessa pagina la prima, la seconda e la terza posizione. Dal quarto in giù non ne cita nessuno, dnart.it compreso. In questa SERP la citazione generativa non sta scegliendo per caratteristiche della pagina: sta seguendo l’ordine organico.
La colonna delle FAQ lo conferma al contrario. Il terzo risultato le espande e il primo e il secondo no, eppure sono citati tutti e tre; dnart.it le espande e non è citato. Nei dati della rilevazione il rich result non separa chi viene citato da chi resta fuori: fra le nove pagine misurate l’unica variabile che predice la citazione è la posizione organica.
Quasi metà della profondità non è organica
Nella rilevazione del 20 settembre 2026 l’AI Overview occupa 422 pixel sopra il quinto risultato. Un blocco di annunci a pagamento infilato fra il terzo e il quarto risultato, negli stessi dati, ne occupa altri 506. Fanno 928 pixel dei 2.061 che separano il quinto risultato dal bordo alto: il 45% dello scroll è spazio che nessun lavoro SEO può conquistare.
Il dato cambia il modo di leggere un obiettivo di posizionamento. Salire dalla quinta alla quarta posizione, in questa SERP, recupera 148 pixel su 2.061. Togliere il blocco di annunci ne recupererebbe 506, e non è una cosa che si possa fare. La percentuale di spazio non organico va misurata prima di promettere a qualcuno che il posizionamento nei motori di ricerca gli porterà traffico: è il vincolo dentro cui si lavora, e le statistiche sulle ricerche zero-click descrivono lo stesso fenomeno visto dal lato dei clic.
Se non sai quanti pixel di spazio non organico hai sopra la testa sulla tua query principale, quel numero si trova in un quarto d’ora: te lo misuro in diretta in mezz’ora di consulenza gratuita.
Una posizione vale 148 pixel oppure 698
Il passo fra due risultati consecutivi non è costante. Nei dati della rilevazione il salto base è di 148 pixel e si ripete cinque volte sugli otto intervalli misurati. Fra il terzo e il quarto risultato diventa di 698 pixel, perché in mezzo sta il blocco di annunci.
| intervallo | pixel | cosa c’è in mezzo |
|---|---|---|
| 1ª → 2ª | 439 | snippet lungo |
| 2ª → 3ª | 148 | niente |
| 3ª → 4ª | 698 | blocco annunci (506 px) |
| 4ª → 5ª | 148 | niente |
| 5ª → 6ª | 184 | FAQ espanse su dnart.it |
| 6ª → 7ª | 148 | niente |
| 7ª → 8ª | 148 | niente |
| 8ª → 9ª | 148 | niente |
Fonte: differenze calcolate sulla mia rilevazione del 20 settembre 2026.
Una posizione guadagnata vale 148 pixel oppure 698 a seconda di dove cade: un fattore quasi cinque a parità di numero ordinale. Dire «siamo saliti di una posizione» senza dire quale è un’informazione incompleta, ed è una delle ragioni per cui un audit SEO serio riporta le misure e non solo le classifiche.
Il titolo si taglia a larghezza, non a caratteri
Due dei nove titoli arrivano troncati con i puntini di sospensione: `dnart.it` e `unidformazione.com`. Il confronto con gli altri sette smonta la regola che gira da anni, quella del limite in caratteri.
Nei dati della rilevazione il titolo più largo che arriva intero è di 609 pixel (`digitalsalad.it`) e quello di `dnart.it`, troncato, ne misura 573. Un titolo tagliato può quindi risultare più stretto di uno intero, e il motivo è che Google taglia sull’ultima parola che entra: la larghezza mostrata non dice dove sia la soglia, dice solo dove finiva l’ultima parola utile. Dalla mia rilevazione il limite risulta almeno 609 pixel, e la larghezza renderizzata di un titolo troncato non è una misura della soglia.
Contare i caratteri, quindi, non basta: «Quanto costa la SEO nel 2026» e «WWW.MMM.III.OOO.» hanno lo stesso numero di caratteri e larghezze molto diverse. Un titolo va provato a schermo, nel carattere e nel corpo che usa il motore.
C’è un secondo motivo per cui quella troncatura resiste, e non ha niente a che vedere con il title: su quella pagina Google stampa l’H1, non il `
Le FAQ in SERP si ottengono, e non fanno risalire
Su nove risultati soltanto due espandono le FAQ sotto lo snippet: `dnart.it` e `freelanceboard.it`. Nei dati della rilevazione il loro blocco è alto 154 pixel contro i 118 degli altri sette.
Il rich result, insomma, si ottiene. Il vantaggio di profondità no: occupare 36 pixel in più della media sposta di poco chi legge, e non cambia la posizione di chi sta sopra. Le domande in SERP restano utili per lo spazio visivo occupato e per farsi leggere da un motore generativo — una cosa che si misura con un audit di visibilità AI — ma non sono una scorciatoia per scavalcare qualcuno.
Le fonti che questa SERP premia
L’AI Overview di «quanto costa la seo» cita tre fonti: Fattoretto Agency, Freelanceboard e Valentino Mea. Il confronto pagina per pagina con la mia, parole e schema alla mano, sta nel confronto pagina per pagina con le tre fonti citate. I due dati che seguono riguardano la SERP e non la singola pagina, e li ho misurati su un campione di due fonti raggiungibili il 20 settembre 2026.
Il segnale di freschezza che vede un umano e quello che legge una macchina possono distare anni. La pagina di Freelanceboard mostra al lettore «Pubblicato il 8 ottobre 2020» e non espone nessuna data di aggiornamento visibile: leggendola diresti che è ferma da sei anni. Nel sorgente, però, dichiara una modifica del 24 maggio 2026. Io stesso l’avevo archiviata come «la fonte del 2020», e mi sbagliavo di cinque anni e sette mesi. Prima di dedurre che una fonte citata sia vecchia, il dato da leggere è il meta `article:modified_time`, non la riga stampata a schermo.
Nessuna delle due fonti ha fatto niente di speciale per farsi citare. Nel `robots.txt` del 20 settembre 2026 né Freelanceboard né Valentino Mea hanno una sola regola per i crawler AI: GPTBot, ClaudeBot, PerplexityBot e Google-Extended passano liberi. Freelanceboard blocca invece AhrefsBot, SemrushBot, MJ12bot e BLEXBot: sbarra i crawler SEO e lascia aperta la porta a quelli generativi. Nei dati della rilevazione la citazione non premia una configurazione, premia un archivio.
La stessa SERP, ventiquattro ore dopo
Una misura in pixel va datata, perché la SERP si muove in fretta. Avevo misurato la stessa query anche il 19 settembre 2026, con il solo risultato di `dnart.it`, e il confronto fra le due rilevazioni è netto.
| 19 set. 2026 | 20 set. 2026 | differenza | |
|---|---|---|---|
| posizione di dnart.it | 6ª | 5ª | +1 |
| pixel di dnart.it dall’alto | 2.575 | 2.061 | −514 |
| pixel del 1° organico | 1.472 | 628 | −844 |
| altezza dell’AI Overview | 422 | 422 | 0 |
Fonte: mie due rilevazioni a schermo del 19 e del 20 settembre 2026, stesso setup.
Tutto quello che Google impila prima del primo risultato si è accorciato di 844 pixel in ventiquattro ore, con l’AI Overview identico. Una singola rilevazione, quindi, non dimostra l’effetto di un intervento: serve una serie, e ogni misura va segnata con la data e il setup.
Cosa ci faccio con questi numeri
La profondità in pixel spiega i clic meglio della posizione, e si misura in un quarto d’ora per query. Il minimo utile è misurare la propria query principale una volta al mese, sempre con la stessa finestra, segnando quanto spazio non organico c’è sopra. Dopo tre rilevazioni si ha una serie, e una serie dice cose che un numero ordinale non dirà mai. Il caso studio da cui vengono questi numeri, con la segmentazione delle impression che li ha resi necessari, sta nella segmentazione delle impression che ha fatto partire tutto.

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Domande frequenti
Come si misura la profondità di una SERP in pixel?
R: Serve una finestra di dimensione fissa e nota, per esempio 1440×900 su desktop, e la distanza dal bordo alto del documento al titolo di ogni risultato organico. Va annotato anche cosa sta in mezzo e quanto è alto: nella mia rilevazione del 20 settembre 2026 l’AI Overview misurava 422 pixel e un blocco di annunci 506. Le misure di due giornate diverse si confrontano solo a parità di setup.
Quanto conta la posizione rispetto ai pixel?
R: La posizione dice l’ordine, i pixel dicono lo sforzo richiesto al lettore. Nei dati della mia rilevazione il salto fra due risultati vale 148 pixel cinque volte su otto intervalli, ma fra il terzo e il quarto ne vale 698 per via di un blocco di annunci: la stessa posizione guadagnata può valere cinque volte tanto a seconda di dove cade.
Qual è il limite di lunghezza di un title in SERP?
R: Non è un numero di caratteri, è una larghezza renderizzata. Nella mia rilevazione del 20 settembre 2026 il titolo intero più largo misura 609 pixel, mentre un titolo troncato ne misura 573: Google taglia sull’ultima parola che entra, quindi la larghezza mostrata di un titolo tagliato non indica la soglia. L’unico test valido è guardare il titolo in SERP, non contare i caratteri nel sorgente.
